SCANDALO CHIERIFARMA: INCIDENTE O DISASTRO ANNUNCIATO?

28 gennaio 2017 in Notizie 5 stelle Chieri

Oggi che è stata trovata la colpevole, si assiste al solito triste rosario di dichiarazioni volte a minimizzare le proprie responsabilità di fronte all’ennesimo caso di mala gestione della cosa pubblica.

La situazione è molto chiara e le responsabilità sono esclusivamente della politica a partire dalla nascita della società in capo al Comune di Chieri: la signora Chiarabella è stata un incidente di percorso, il classico dipendente infedele che sfrutta il datore di lavoro sprovveduto scappando con la cassa e lasciando l’azienda in mutande, ma il destino di Chierifarma non poteva che essere quello della dismissione non essendo stata questa classe politica in grado di esprimere una gestione  aziendale e una strategia industriale degna di una società che comunque oggi esprime un fatturato intorno ai 4 milioni di euro.

Questo perché evidentemente anche a Chieri l’azienda “partecipata” è stata considerata non come un soggetto industriale da far fruttare, ma come territorio di conquista politica.

Se con la prima gestione Vergnano, in tempi di congiuntura economica favorevole, per lo meno ci si è serviti di professionisti del settore per la gestione della contabilità pur trascurando di istituire un collegio di sindaci o avvalersi di un revisore dei conti, negli ultimi anni la professionalità del Consiglio di Amministrazione è stata sacrificata in nome dell’appartenenza politica (se non altro fino a quando la legge ha obbligato a inserire due dipendenti comunali nel CdA). E’ bastato fare un accesso agli atti per guardare i curricula dei potenziali pretendenti alla carica di Amministratore Delegato ricevuti dall’amministrazione Lancione, per rendersi conto che fuori da ogni dubbio il curriculum del Sig. Monghini, in una azienda privata, sarebbe stato l’ultimo a essere preso in considerazione per meriti e titoli. A farmacisti titolati con esperienze di gestione di farmacie che hanno presentato curricula impeccabili è stato scelto un ex infermiere sindacalista (nulla contro le due categorie in sé, ovviamente) che ha presentato un curriculum di mezza pagina scritta a mano e senza la dovuta professionalità.

La responsabilità principale del Monghini sta nel fatto di non essersi reso conto che il compito era oltre le proprie capacità professionali, ma la responsabilità molto più grave dell’amministrazione Lancione sta nell’aver scartato persone che erano senza ombra di dubbio più indicate a gestire una società da fatturati milionari.

Meno male che è arrivato il dott. Vergnano che con la sua competenza si è accorto che qualcosa non andava e ha dato il via all’indagine della magistratura. Riconosciamo il merito del Vergnano dottore commercialista, ma di nuovo la gestione della società comunale non è mai decollata imprenditorialmente, forse perché l’intenzione del PD e dei suoi alleati è sempre stata quella di dismettere le quote societarie a un privato in ossequio alla deriva liberista degli ex-compagni convertiti sulla via della finanza speculativa.

In questi ultimi anni nei quali le farmacie hanno visto ridurre gli utili specialmente sui prodotti etici, ma sono pur sempre buone imprese commerciali, le farmacie comunali chieresi hanno sempre di più assottigliato i loro utili al punto che di anno in anno è stata ridotta la quota di aggio che la società versava alla collettività. Un sindaco e una maggioranza più attenti avrebbero selezionato un amministratore seriamente impegnato a sviluppare il business, avrebbero preteso la stesura di un piano industriale, documento che a oggi nessun AD si è premurato di scrivere, avrebbero preteso la nomina di un direttore generale magari promuovendo un direttore già in forza alle farmacie comunali e avrebbero iniziato a fare impresa puntando a gestire il servizio che una farmacia può dare ai cittadini e massimizzando il ritorno commerciale, traducendolo in entrate per le sempre più asfittiche finanze comunali.

Noi avremmo fatto questo. Valutato se c’erano i margini per una ripresa imprenditoriale della società e solo dopo, valutato una strategia d’uscita.

Invece con la gestione PD abbiamo assistito allo spettacolo di una maggioranza che di fronte alla difficoltà oggettiva della società cittadina ha spacciato per salvataggio l’atto dovuto di ricapitalizzazione di ChieriFarma, fatto però in fretta e furia senza un piano industriale, forzando con dichiarazioni discutibili il Consiglio Comunale a deliberare la spesa di denari pubblici per coprire le perdite, per poter arrivare al più presto alla cessione a sconto delle quote di ChieriFarma ai privati che non aspettano altro che portarsi a casa la gestione di ben quattro farmacie per qualche decina d’anni.

La storia recente dimostra che in altre città come Livorno, amministrata dal M5S, le partecipate in grave crisi si possono salvare e riportare in carreggiata senza per forza farle fallire o regalarle ai privati. Basta avere volontà, capacità e il rispetto per i soldi dei contribuenti.