OSPEDALE UNICO: SI’ o NO? DIPENDE…

5 marzo 2016 in Notizie 5 stelle Chieri


In questi giorni si sono moltiplicate le serate informative sull’opportunità di costruire un nuovo ospedale unico che sostituisca gli attuali presidi di Chieri, Carmagnola e Moncalieri.

E’ ormai diventata una triste consuetudine alla quale ci ha abituato il teatrino della politica, quella di vedere schierati, su posizioni ovviamente opposte, le diverse fazioni di sinistra e di destra, che a seconda dei casi “tifano” e difendono ad oltranza la propria scelta: i primi ciecamente a favore della costruzione, i secondi ciecamente contrari alla chiusura dei vecchi nosocomi. Con questo sistema i cittadini chieresi sono sempre più preoccupati e confusi. E hanno ragione.

Ma a parte l’idea di costruire o no questo nuovo polo ospedaliero, sembra effettivamente che nessuno disponga di un progetto sul quale ragionare seriamente e razionalmente. Oggi l’unico documento disponibile è il protocollo d’intesa firmato da Regione e Comuni di Chieri, Carmagnola e Moncalieri in cui si tracciano in modo molto grossolano alcune linee guida che il futuro progetto dovrà seguire. Tra queste possiamo citare la volontà di razionalizzare e rendere efficienti i servizi sanitari, di utilizzare la miglior tecnologia disponibile e di individuare un’area baricentrica per il territorio.

E’ più che evidente che una descrizione così generica di ciò che si vorrebbe fare non permetta di operare una scelta razionale e fondata su dati obiettivi.

Non solo, il protocollo d’intesa menziona anche le fonti di finanziamento per la costruzione dell’opera che proverranno in parte da fondi pubblici e in parte da capitali privati. Ma cosa sono esattamente questi fondi pubblici e questi capitali privati?

I fondi pubblici non sono niente altro che denari che lo Stato o la Regione decidono di allocare sull’opera. I capitali privati potrebbero sembrare a prima vista una manna dal cielo che aiuta le ormai disastrate casse pubbliche ad investire denaro in opere che il pubblico non può più permettersi. Siamo quindi in una nuova era di filantropia in cui il privato investe il suo denaro per fare il bene della collettività?

Purtroppo non è così. Il capitale privato entra nelle opere pubbliche con il PPP (Partenariato Pubblico Privato o Project financing), un nuovo strumento varato dal governo Monti qualche anno fa. Ma di cosa si tratta esattamente? Noi qui a Chieri ne abbiamo un esempio concreto poiché è stato utilizzato per finanziare la costruzione del Palazzetto dello Sport di San Silvestro.

Questo tipo di appalto prevedeva che il privato investisse di tasca propria per realizzare il palazzetto, diventandone anche proprietario, e che il Comune di Chieri versasse al costruttore un canone stabilito per un periodo di 25 anni durante il quale l’appaltatore avrebbe messo a disposizione e mantenuto efficiente l’opera. Tradotto in numeri, il privato ha dovuto sborsare circa 2,5milioni di euro che il Comune gli rimborserà in 25 anni pagando un canone annuale di 235.000euro/anno per 25 anni (più di 7 milioni di euro!), oltre a una cifra da concordare per acquistare il palazzetto al termine del periodo pattuito. E’ evidente lo squilibrio di questo tipo di appalto in cui il costruttore non ha nessun rischio d’impresa visto che per 25 anni gli viene garantito un generosissimo canone fisso, oltre ad una maxi rata finale per “vendere” al Comune un impianto ormai vecchio. Se il Comune avesse acceso un mutuo per ottenere il capitale necessario, avrebbe dovuto sostenere una rata di rimborso pressoché simile ma senza dover pagare una maxi rata finale per acquistare un bene di fatto già suo (si parla di 400.000 euro in caso di rinuncia all’acquisto con conseguente demolizione).

Si potrebbe ancora obiettare che, sia nel caso del palazzetto dello sport di San Silvestro sia nel caso del nuovo polo ospedaliero, Regione e Comuni non abbiano altra scelta che optare per il Project financing, considerata la scarsità di risorse pubbliche. Effettivamente se guardiamo la questione con il microscopio della disponibilità di cassa, non ci sono altre soluzioni, ma se pensiamo ai motivi per cui gli Enti non dispongono di risorse per poter costruire ciò che serve ai propri cittadini, allora il pensiero corre a quello scellerato “vincolo di pareggio di bilancio” inserito in Costituzione dal prof Monti (con i voti di PD e FI) che impone di non poter spendere a deficit. In questo modo si è messa una seria ipoteca sulle spese necessarie al funzionamento della nostra nazione poiché questo vincolo costringe i Comuni e le Regioni, che evidentemente non possono fare a meno di realizzare ciò che serve alla comunità, a fare ricorso al Project financing con la conseguenza di avere una maggiore spesa sul lungo periodo e di ridurre così ulteriormente le risorse disponibili per le future generazioni. Una spirale perversa, che può forse alleviare leggermente i problemi contingenti, ma non risolverà e sicuramente peggiorerà i problemi dei nostri figli.

Sembra quindi che i nostri politici non imparino mai la lezione, neanche quando è sotto il proprio naso.

Tornando al nostro ospedale unico, pare ormai evidente che si navighi a vista, poiché non è affatto chiaro quale sarà la fonte di finanziamento ma soprattutto quali siano gli importi in gioco. In un’intervista a 100 torri.it, Massimo Uberti, Direttore Generale dell’ASL TO5 ha dichiarato che occorrono dai 150 ai 180 milioni per la costruzione del nuovo ospedale e di circa 30 milioni per ristrutturare i 3 ospedali già esistenti. Non vi è però traccia di un progetto che certifichi queste stime.

Riteniamo quindi che per poter decidere obiettivamente se e come costruire un nuovo ospedale unico occorra innanzitutto redigere un progetto che metta in chiaro in modo dettagliato quale dovrà essere la nuova organizzazione dei servizi sanitari dell’ASL TO5, quali potrebbero essere i costi di ristrutturazione degli attuali ospedali e cosa si potrebbe ottenere dalla loro ristrutturazione in termini comparativi con un eventuale ospedale unico, quale sarà la distribuzione dei servizi sul territorio, quali potrebbero essere i costi di costruzione del nuovo ospedale a fronte di un progetto di fattibilità (ad oggi ancora inesistente), e infine quali potrebbero essere le fonti di finanziamento, evidenziando chiaramente quali maggiori costi comporterà il Project financing rispetto all’accensione di un mutuo.

Solo in questo modo si può pensare di poter decidere se sia meglio un ospedale unico rispetto ai 3 ospedali attuali o addirittura se sia meglio attendere e procedere con un’azione coordinata tra Comuni e Regioni per chiedere al Governo e al Parlamento di adoperarsi al fine di modificare quello scellerato vincolo di bilancio inserito in Costituzione dagli stessi partiti che oggi, a livello locale, si lamentano di non aver denaro a disposizione dei propri cittadini.

Chi, privo di queste informazioni, tenti di convincere i cittadini per l’una o per l’altra soluzione non farebbe altro che difendere una scelta di parte senza nessun fondamento ma soprattutto rischierebbe di aggravare ulteriormente il già disastroso bilancio della nostra Regione.