CHIERIFARMA: sedotta, tradita e (in futuro) abbandonata.

24 settembre 2015 in Comunicato Stampa

La vicenda di Chierifarma sta suscitando clamore da ormai diversi mesi e cioè da quando sono state ravvisate spese pazze e totalmente ingiustificate per un ammontare di oltre 700.000 euro.  Il caso è ora in mano alla  magistratura che dovrà accertare chi ha sperperato le risorse pubbliche utilizzando Chierifarma come un bancomat per finanziare acquisti che molto probabilmente erano destinati al proprio beneficio.

E’ intenzione dell’attuale amministrazione, con l’appoggio ed il consenso di tutte le forze politiche di maggioranza e minoranza, di salvare Chierifarma iniettando denaro prelevato dalle casse comunali per chiudere la voragine finanziaria ed evitare la liquidazione della società partecipata al 100% dal comune. Infatti, un’eventuale messa in liquidazione, non porterebbe nessun beneficio al comune che perderebbe tutto poiché oggi Chierifarma ha un valore pressoché nullo, ma neanche ai lavoratori delle farmacie che perderebbero il proprio posto di lavoro. Diversamente, l’aiuto finanziario previsto dal comune, permetterà ad un’azienda sana di rimettersi in piedi, ricominciare a produrre utili e a riassumere un valore di tutto rispetto.

Ma cosa accadrà dopo il risanamento? Ci si aspetterebbe che, dopo aver investito altri denari per curare e rendere di nuovo efficiente una società, il comune si adoperi per farla fruttare e per erogare un servizio migliore ai cittadini. Ma è proprio questo punto che divide maggioranza politica (PD) e l’opposizione (M5S)

Secondo l’assessore Paschero, infatti, dopo aver risanato Chierifarma (a suon di centinaia di migliaia di euro chieresi), la società andrebbe venduta in modo tale da incassare i proventi della vendita che parrebbero aggirarsi intorno a 1,3 milioni di euro. A supporto di questa tesi, l’assessore giustifica la sua decisione citando le ultime leggi di stabilità che impongono agli enti territoriali di disfarsi delle partecipate.

Il M5S chierese ritiene questa scelta profondamente sbagliata per i seguenti motivi:

1)      Non si vende la gallina dalle uova d’oro:  Chierifarma è una società che risultava in attivo nonostante i denari sottratti e considerando anche l’aggio che versava al comune (circa 100.000 euro/anno). Per quale motivo quindi bisognerebbe spendere 700.000 euro per risanare una società che poi verrebbe venduta a 1,3 milioni e quindi ricavando di fatto solo 500.000 euro? Per quale motivo bisognerebbe rinunciare ad una società che fattura circa 4.000.000/anno e ad un’entrata sicura per il comune di circa 100.000 euro/anno (magari incrementabili se la gestione delle farmacie venisse ottimizzata)?

2)      Non si gioca sulla pelle dei lavoratori e sui servizi erogati alla cittadinanza: chi acquisterà Chierifarma andrà sicuramente ad intervenire sulle farmacie meno redditizie. Sappiamo tutti che la farmacia delle Maddalene è quella che al momento rende di meno, e molto probabilmente l’acquirente non ci penserà 2 volte a chiuderla o eventualmente a riallocarla in una zona da lui ritenuta più redditizia . Con buona pace dei lavoratori che perderanno il posto e dei cittadini che usufruiscono di quel servizio nella zona attuale.

3)      Meglio un uovo e una gallina oggi piuttosto che niente domani: Il comune, come già spiegato, è stato danneggiato da chi presumibilmente ha sottratto ingiustificatamente i soldi. Come farà il comune a recuperare questo denaro, nel momento in cui la giustizia avrà attribuito responsabilità, pene e risarcimenti se nel frattempo la società Chierifarma sarà stata venduta e quindi il comune non risulterà più come socio? Sicuramente, sarebbe più opportuno non vendere la società fino a quando non verrà emessa una sentenza definitiva dai magistrati.

4)      La spending review NON constringe il comune di Chieri a vendere Chierifarma: le spending review e relative leggi di stabilità emanate nel tempo, non impongono la dismissione delle partecipate qualora queste forniscano “servizi di interesse generale”. Pare piuttosto evidente che le farmacie comunali rientrino in questa casistica, ma per chi avesse ancora dei dubbi, anche la corte dei conti della Puglia (deliberazione 2/PAR/2008), sancisce che è “evidente [la] connotazione delle farmacie comunali destinate a fornire un pubblico servizio in favore della collettività generale” e quindi le esclude dagli enti partecipati che debbano essere ceduti obbligatoriamente.

Per questo motivo, il M5S chierese appoggerà il risanamento delle finanze di chierifarma ma si opporrà in tutte le sedi alla vendita della partecipata.