Il contratto di disponibilità del Palazzetto indoor a San Silvestro: vera convenienza?

20 maggio 2014 in Senza categoria

Dicembre 2012: il Comune lancia la gara per affidare tramite il nuovissimo contratto di disponibilità, la costruzione del centro sportivo polivalente a San Silvestro. Il contratto è apparentemente molto semplice e conveniente: l’impresa costruisce a sue spese e a suo rischio l’immobile ed in cambio il Comune, versando un canone annuale per 25 anni lo avrà a sua disposizione.
Perché allora lamentarsi di questo ottimo affare?
Occorre innanzitutto sapere che nel mese di maggio 2013, quando i lavori e la progettazione erano ormai già stati assegnati al vincitore della gara, non esisteva nessun accordo scritto tra comune e associazioni per garantire la fruizione ma anche la saturazione dell’impianto in questione. Il rischio di costruire una cattedrale nel deserto era quindi elevatissimo.
In secondo luogo, si noti che fino ai primi 4 mesi del 2013, solo 12 enti locali avevano optato per l’utilizzo di questo nuovo tipo di contratto e il Comune di Chieri era anche tra i primi 4 per valore dell’opera oggetto di gara. Inoltre, l’iter è stato attivato anche in anticipo alla pubblicazione delle Linee guida sulle operazioni di leasing finanziario e sul contratto di disponibilità pubblicate dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP); agendo in questo modo, non si è potuto sicuramente tenere conto delle preziose indicazioni contenute nel documento che avrebbero aiutato gli amministratori a redigere un contratto magari più cautelativo e conveniente per la collettività.
Ma cosa prevede esattamente questo contratto?
Il contratto di disponibilità permette agli enti di realizzare opere che diversamente sarebbero precluse dai vincoli del patto di stabilità. Nel caso specifico di Chieri, affidando i lavori ad un’impresa che si è accollata l’investimento iniziale (2,5 milioni iva esclusa) in cambio di un canone (235mila euro/anno) versato per una durata di 25 anni, il comune potrà sì utilizzare il bene, ma ne potrà diventare proprietario solo al termine del contratto e pagando un ulteriore prezzo di riscatto (ad oggi non definito).
Da un’analisi più approfondita e tenuto conto dei pareri emessi dalla Corte dei Conti e da quanto esplicitato nelle linee guida sopra citate, ci sentiamo di sollevare qualche dubbio sull’effettiva convenienza di questa operazione.
Cominciamo dall’esborso complessivo che il comune affronterà: se il comune avesse contratto un mutuo ventennale per finanziare l’opera ad un tasso fisso del 5% (ben oltre il tasso massimo proposto da Cassa Depositi e Prestiti), si sarebbe trovato a pagare una rata annuale di valore leggermente superiore al canone previsto, ma senza dover pagare un’ulteriore somma per il riscatto finale dell’opera. Inoltre, l’aleatorietà del prezzo di riscatto finale introduce un elemento di incertezza che nasconde il rischio di un maggiore esborso per il Comune. Sulla base di queste nostre ipotesi, sarebbe auspicabile una più attenta ed approfondita analisi tecnico-finanziaria per fugare ogni dubbio che quest’operazione possa ricondursi ad un mero aggiramento del patto di stabilità che non tiene conto del maggiore costo per la collettività che ne deriva.
Nel contratto è anche stabilito che tutte le spese necessarie per rendere l’impianto fruibile e disponibile debbano essere prese in carico dall’impresa. Secondo l’AVCP, in queste attività dovrebbero essere incluse anche le spese di custodia, che però, nel nostro caso, sono chiaramente state poste in carico al comune. Una svista? Un errore? Sicuramente un costo in più per i cittadini.

Alla luce di quanto esposto possiamo affermare che anche in questo caso, come in altre vicende legate alla riqualificazione del centro sportivo San Silvestro (si ricordi la demolizione della pista di pattinaggio), la fretta è stata una cattiva consigliera. Con suo comportamento pervicace e senza la minima volontà di ascoltare le voci non allineate, l’Amministrazione chierese ha dichiarato che i lavori inizieranno presto, nonostante che, lo ribadiamo:
1- esista una raccolta firme per l’indizione di un referendum,
2- non si siano definiti accordi chiari con le associazioni sportive che garantiscano l’effettiva saturazione di utilizzo dell’impianto,
3- porterà ulteriore cementificazione del territorio e una riduzione dell’unico grande polmone verde chierese,
4- l’iniziativa regalerà una maggiore esposizione economica al comune negli anni a venire.

Sicuramente una pessima vicenda per il comune di Chieri, sicuramente un motivo per esporre queste considerazioni alla Procura della Corte dei Conti.

Ci vediamo in comune, sarà un piacere.