Dove passa la variante 29, non cresce più l’erba.

4 febbraio 2014 in Banchetto, Notizie 5 stelle Chieri

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Mancano ormai pochissimi mesi al rinnovo del consiglio comunale e sembra che la giunta comunale si sia svegliata dal suo pluriennale torpore per sferrare gli ultimi colpi di coda nella speranza di cambiare la pessima opinione che i Chieresi si sono fatti dei propri amministratori, attraverso operazioni ed iniziative piuttosto discutibili dove spesso rimane difficile individuare l’interesse della collettività intera.

Ad onore del vero, non si può certo affermare che questa amministrazione durante il suo mandato abbia trascurato l’urbanistica, vista la spropositata quantità di varianti al piano regolatore che sono state varate negli ultimi anni.  L’ultima di queste (sono una decina le varianti della giunta Lancione… non conveniva forse rivedere il PRGC?), la n.29, regalerà ai Chieresi nuovo cemento su terreni vergini in cambio di somme di denaro che mai potranno ripagare il danno che subirà il territorio. L’amministrazione prevede infatti di cedere ai privati dietro opportuno compenso, i diritti per poter edificare nuove residenze in alcune aree del territorio Chierese, ed in particolare in zone di particolare pregio ambientale e su alcuni terreni agricoli o non cementificati situati in Strada Roaschia e Strada del Verde.

 

Qualsiasi cittadino che abbia un minimo livello di attenzione per l’ambiente è in grado di capire quali danni questa iniziativa porterà al nostro territorio e, a supporto di questa “giustificata sensazione”, riteniamo che sia importante citare alcuni passaggi dei documenti che gli organi competenti della Provincia di Torino e dell’ARPA (Agenzia Regionale per la protezione Ambientale) hanno inviato al Comune di Chieri per esprimere la loro posizione in merito a questa variante. Nel primo documento denominato Parere di Verifica Assoggettabilità al procedimento [di VAS, ndr] (prot. 0205319/LB6 del 05/12/2013), gli uffici provinciali sottolineano che gli interventi sono localizzati in un contesto “intatto dal punto di vista naturalistico”, che “implicano nuovi insediamenti su porzioni di territorio non ancora urbanizzate”, che possono pregiudicare “di fatto l’integrità ambientale  […] creando un primo tassello edificato in un’area attualmente agricola”, e nel secondo documento l’ARPA (parere del 03/12/2013 prot 109781) rincara la dose affermando che le opere sono “particolarmente critiche dal punto di vista del consumo di suolo e per l’interferenza con le componenti ecosistemiche e la potenziale perdita di biodiversità”. A scanso di equivoci e ritenendo potenzialmente dannosi gli interventi proposti dal comune di Chieri, l’ARPA ha anche richiesto l’applicazione della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), iter che ha lo scopo di stimare gli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente naturale e quindi di sancirne l’effettiva opportunità.

Chiunque si sarebbe aspettato l’accoglimento e l’avviamento della VAS a fronte di affermazioni e prescrizioni così pesanti, ma con nostro grande stupore, il Comune di Chieri attraverso una serie di alchimie tecnico-urbanistiche ha decretato l’inutilità di questa importantissima valutazione di impatto ambientale.

A complemento delle già numerose e importanti indicazioni tecniche esposte nelle righe precedenti, vorremmo ancora aggiungere alcune considerazioni che un amministratore dotato di un minimo livello di  lungimiranza nella gestione dei beni comuni dovrebbe fare prima di lanciarsi in simili iniziative.

Innanzitutto bisognerebbe sempre tener presente che ogni centimetro quadrato di terreno agricolo, o non impermeabilizzato, e che viene urbanizzato, è un centimetro quadrato di suolo che viene definitivamente sottratto alle generazioni future che quindi non potranno più usufruirne. Pare quindi assolutamente scontato che il beneficio di breve durata di cui il comune potrà godere incassando nell’immediato il denaro che il privato verserà per l’acquisto della cubatura, non potrà mai ripagare il danno perenne che ne deriverà.

Ci chiediamo inoltre se sia stata valutata la reale necessità di aumentare il quantitativo di abitazioni disponibili nella città in relazione al numero di unità abitative inoccupate e di cantieri non terminati a causa della crisi; il nostro dubbio è legittimo visto che la richiesta dell’Associazione Salviamo il Paesaggio inviata al comune di Chieri nel 2012 per censire le strutture edilizie sfitte, vuote, e non utilizzate è rimasta ad oggi ancora senza risposta (http://www.salviamoilpaesaggio.it/reportpec.html).  È altresì curioso che si decida di ampliare la capacità residenziale cittadina quando la crescita demografica del nostro comune appare pressoché piatta negli ultimi anni se non in discesa! (dati riportati nella relazione previsionale e programmatica 2013/2015 del comune di Chieri reperibile sul sito web del comune).

Vorremmo infine far notare che, nonostante sia assolutamente lecito l’interesse dei privati cittadini che sono proprietari dei terreni oggetto della variante, alla luce di quanto sopra esposto, risulta particolarmente difficile comprendere dove risieda il beneficio per la comunità visto il danno ambientale e l’inutilità delle opere previste.

Rimaniamo fiduciosi in attesa di un comunicato del nuovissimo e costosissimo portavoce del sindaco che per rendere comunicativamente attraente questa pessima iniziativa dovrà impegnare molte più energie di quelle che richiederebbe l’innocente bacio di una principessina per trasformare un rospo in un principe.